Industria e innovazione informatica

In questo periodo si parla molto di “Industria 4.0”, smart factory, smart production, smart services, smart energy, sistemi cyber-fisici, intelligenza artificiale, reti neurali, cloud, internet of things.
Tutto bello, tutto veloce, tutto connesso e tutto automatizzato.
Ma quanto può essere vero al momento questa cosa? E quanto siamo distanti da rendere tutto effettivamente connesso e funzionante?
La risposta non è semplice, soprattutto perché il mondo industriale è molto eterogeneo e ricco di sfaccettature, ma ho come l’impressione che molte volte si cerchi di guardare troppo in là senza fare i conti con la realtà.
La mia impressione è che nelle fiere nazionali e internazionali, nei forum e negli altri luoghi di interesse per “industriali”, ci siano proprietari, amministratori delegati e alti dirigenti tutti lanciati a 1000 all’ora verso l’innovazione e tutti pronti a riempirsi la bocca con parolone in inglese. Poi ognuno torna a casetta e deve fare i conti con la propria realtà. E di solito non è molto rosea, per svariati motivi.

Per la mia esperienza di programmatore di software per l’industria del settore del mobile, la carenza di corrette infrastrutture informatiche mette fuori gioco la maggior parte delle aziende: aree industriali/commerciali dove incredibilmente non arriva una linea internet veloce, apparati informatici obsoleti come personal computers, servers, routers, switches, linee lan e cavi in pessimo stato.
Oltre a questo ci si aggiunge anche un analfabetismo informatico molto diffuso.

Ma la cosa che più dà noia ad un programmatore è senz’altro quella di dover sviluppare applicazioni con strumenti “vecchi” per poter mantenere la retro-compatibilità con sistemi obsoleti. In particolar modo questo accade al giorno d’oggi, dove ogni settimana vengono pubblicate nuove release, nuovi strumenti di sviluppo, nuove tecnologie: mai nella storia un programmatore ha potuto contare su così tante risorse e tecnologie disponibili.

Eppure ci si scontra ancora con un sacco di computer che hanno Windows XP come sistema operativo, non più supportato da Microsoft già da Aprile 2014.
Tutti con la loro bella immagine della collina verde come sfondo del desktop e decine di icone sparpagliate. I più fortunati hanno anche la Service Pack 3.

Nell’anno del pensionamento (2014) quasi 1 pc su 4 aveva Windows XP come sistema operativo. E oggi, a fine 2017 ancora persiste. Inossidabile. Immortale.
Certo la quota è sensibilmente calata, ma resiste con uno share di poco meno del 6%, leggermente inferiore a Windows Vista, come riportato da un articolo di repubblica.it.
Sempre dall’articolo si evince che anche nell’America proiettata al futuro della “Silicon Valley” il 52% delle aziende ha almeno una postazione con XP.

La cosa interessante è che nonostante le falle di sicurezza, questo sistema operativo è ancora presente anche in molti uffici pubblici e non sono italiani. Qualche tempo fa ha provocato sconcerto la notizia pubblicata dalla BBC relativamente al fatto che nell’apparato informatico della polizia di Manchester, più del 20% dei computer abbiano ancora XP come sistema operativo.

E neppure grandi aziende si salvano: un articolo sul blog isecguy.wordpress.com ha rivelato che anche Tesco o altre “big companies” hanno lo stesso problema.

Molti dei sistemi ATM delle banche girano su XP.
A chi non è mai capitato di andare allo sportello per un prelievo e trovare il display “bloccato” con un familiare messaggio di errore?

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Anche i sistemi POS per i pagamenti da bancomat hanno una versione particolare di XP.

E se i soldi non sono un buon motivo per rinnovare, la peggiore cosa che possa capitare è che vada in crash il programma di monitoraggio della respirazione o del battito cardiaco: molti software che fanno funzionare strumenti salva-vita in ospedale funzionano ancora su XP e certo non sarebbe simpatico che nel monitor della rianimazione compaia il classico “Blue Screen of Death” (BSOD)…

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Certo è che l’industria molte volte non necessita di continuo rinnovamento informatico, soprattutto per ciò che riguarda la produzione. I software delle macchine utensili molte volte sono vecchi e malfatti e in qualche modo le linee di produzione devono andare avanti, per cui, nonostante i problemi si chiude un occhio. Ma al CED? Perché si continua ancora con hardware e software obsoleti? Perché ancora si cercano i ‘maghi’ del computer per far funzionare le cose che non avrebbero necessità di essere maneggiate?

Quindi, prima di pagare un tecnico che diventi matto per farvi funzionare sistemi obsoleti… un investimento nel rinnovo del parco pc aziendali vogliamo farlo?

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